La chirurgia tutta, compresa quella ortopedica, negli ultimi anni ha cercato di migliorare le proprie tecniche chirurgiche al fine di curare i pazienti con il minor trauma chirurgico possibile, consentendo un recupero sempre meno doloroso e sempre più rapido.

Si è compreso che le cosiddette tecniche mininvasive, attraverso mini-incisioni e soprattutto nel rispetto dei tessuti normali, potevano interferire il meno possibile con la funzione dell’organo coinvolto dalla patologia, permettendo così al paziente di riprendere rapidamente il suo stato di salute.

In ortopedia, e soprattutto nella chirurgia protesica dell’anca, uno degli interventi di chirurgia ortopedica più diffusi attualmente, per effetto dell’invecchiamento della popolazione, sono stati fatti numerosi progressi: si è passati da un periodo di degenza di 10 giorni degli anni ‘90 ai 3-4 giorni di quelli attuali.

I progressi ottenuti sono stati sviluppati anche sotto una continua richiesta da parte dei pazienti candidati ad un intervento protesico, di provare sempre meno dolore, di non sottoporsi ad una trasfusione e soprattutto di poter tornare quanto prima e in maniera sempre più completa alle proprie attività quotidiane.

Negli ultimi anni si è così sviluppato il concetto della  cosiddetta “chirurgia del risparmio”, ossia la possibilità durante un intervento di protesi d’anca di rispettare il più possibile i tessuti normali e nobili  dell’anca, come i tendini e l’architettura ossea, al fine di sovvertire il meno possibile la anatomia e la biomeccanica dell’articolazione, riducendo  così al minimo il trauma chirurgico, il dolore e le  perdite ematiche post-operatorie, ottenendo così una breve ospedalizzazione e un rapido recupero.

Per questo motivo la tecnica della via anteriore dell’anca, proprio perché permette di impiantare una protesi senza distaccare alcun tendine, è stata fortemente ripresa negli ultimi anni, dimostrando appieno risultati alquanto confortanti.

Nel reparto di Ortopedia dell’Ospedale Santa Maria di Bari, la tecnica, utilizzata oramai da un anno (più di 100, finora, i pazienti operati), ha dimostrato risultati sorprendenti rispetto alla via tradizionale laterale, che comunque rimane una tecnica valida in quei pazienti in cui non è possibile attuare la via anteriore.

I pazienti sottoposti a intervento con  questa tecnica mininvasiva sono oggetto di uno studio osservazionale, in cui vengono monitorati alcuni parametri importanti come dolore, zoppia, abbandono dei bastoni, ripresa delle attività quotidiane/lavorative, attraverso l’impiego di  schede di autovalutazione, auto-compilate dal paziente stesso, senza che ci sia il condizionamento del valutatore.

Seppur preliminari, i risultati, uniti alle favorevoli impressioni dei pazienti, ci spingono a procedere con questa tecnica chirurgica.

Prendiamo ad esempio in considerazione il dolore post-operatorio, documentato con scheda di valutazione numerica NRS (da 0 a 10, con 0 pari a dolore assente e 10 pari a dolore massimo): come si vede dal grafico, il dolore risulta praticamente scomparso dopo 15 giorni.

Abbiamo inoltre rilevato come la maggior parte dei pazienti ha potuto abbandonare il primo bastone dopo 15 giorni e il secondo dopo 20, con ritorno alle attività quotidiane dopo 25/30 giorni.

Risultati che confermano come la via anteriore dell’anca sia una tecnica che, nel rispetto delle strutture muscolari e tendinee, insieme ad una gestione medica multimodale, polispecialistica, permette di recuperare il paziente sottoposto a protesi d’anca in tempi brevi e con minore sofferenza e disagio.

Non si tratta pertanto di una moda del momento, o di un’operazione di marketing, ma di un’incredibile evoluzione di tecnica chirurgica, realmente mininvasiva.