L’approccio chirurgico mini-invasivo trae le sue basi dai concetti della Tissue Sparing Surgery (TSS). Si tratta di una vera e propria “chirurgia del risparmio”, laddove il risparmio va inteso in termini di vantaggi che il paziente trae da questa tipologia di tecnica: una notevole riduzione del trauma chirurgico, nonché la preservazione dei tessuti sui quali il chirurgo va ad operare. Fra gli aspetti positivi della chirurgia protesica mini-invasiva, inoltre, vi è la fondamentale riduzione del periodo di degenza di circa il 50% rispetto ai tempi della chirurgia protesica tradizionale e i tempi più brevi nel ritorno alle attività quotidiane.
Presso l’Ospedale Santa Maria di Bari, l’equipe medica dell’Unità Operativa di Ortopedia guidata dal dott. Giovanni Vavalle, ha perfezionato nel corso degli anni le tecniche di intervento per trattare una delle patologie maggiormente diffuse, la coxartrosi (artrosi dell’anca) ed ha eseguito l’impianto di due protesi di anca per via anteriore su due pazienti di 83 anni. La tecnica adottata rientra nell’ambito degli approcci c.d. mininvasivi ed ha consentito un recupero funzionale in tempi ridotti nonché tempi di dimissioni pari ad un massimo di 4 giorni, in linea con i vantaggi rappresentati dalla chirurgia protesica mini invasiva
«Entrambi gli interventi sono stati eseguiti attraverso la via di accesso detta “anteriore” – ha spiegato il dottor Vavalle – cioè nella parte alta e anteriore dell’articolazione, vicino all’inguine. Con una piccola incisione di otto-dieci centimetri abbiamo proceduto a impiantare una protesi in titanio, passando attraverso uno spazio naturale, tra piani muscolari, senza la necessità di sezionare e/o distaccare i relativi tendini. I muscoli vengono così divaricati e quindi risparmiati dalla aggressione chirurgica».
«Il vantaggio della suddetta procedura chirurgica – ha proseguito – è quello di consentire un rapido recupero funzionale, ossia una precoce mobilizzazione e una rapida ripresa della deambulazione senza evidente zoppia, con ridotte perdite ematiche e ridotto dolore perioperatorio grazie al rispetto delle strutture muscolari e delle loro inserzioni».
“Si tratta di una procedura chirurgica che non è applicabile a tutti i pazienti affetti da artrosi all’anca” ha ulteriormente precisato il Dott. Vavalle. Infatti in caso di artrosi associata a osteoporosi marcata, con blocco articolare, è preferibile l’intervento classico.
In confronto alla chirurgia protesica tradizionale, infatti, la protesi di anca per via anteriore consente di rispettare i tessuti nobili, ovvero non danneggiati, dell’articolazione artrosica senza sovvertire la biomeccanica e l’anatomia della articolazione stessa. L’obiettivo è quello di eliminare il dolore, spesso causato da una patologia degenerativa dell’articolazione, ripristinando una buona articolarità e permettendo al paziente di tornare a svolgere le proprie attività senza alcun tipo di handicap. La via d’accesso anteriore, in associazione a impianti protesici e a strumentari dedicati, consente di effettuare l’intervento di sostituzione protesica dell’anca con un approccio a ridotta invasività, divaricando e non disinserendo i capi muscolari.
«L’approccio mininvasivo ha cambiato lo scenario della chirurgia protesica dell’anca, in cui il minor danno chirurgico insieme alla migliore gestione del dolore e del sanguinamento, permette di mettere in piedi il paziente dopo 48 ore e consentire una dimissione rapida dopo 3-4 giorni. Vengono così eliminate le complicanze dell’allettamento, come trombosi, infezioni e insufficienze respiratorie», conclude il dottor Vavalle.